Storia da non raccontare

© Sara Bonfiglio

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Giorno che ribolle, che schiaccia. Giorno che resta intasato, che non va giù. Giorno che piange come lei, in piedi, pietrificata, o forse semplicemente ammaliata, dal rumore di un motore che parte. Quel suono rimbombava ancora stridulo e opaco nelle sue orecchie, sapeva già che non l’avrebbe più abbandonato. Suono che le faceva paura, ma allo stesso tempo non aveva paura di niente, una specie di stanchezza inquieta si era presa un po’ tutto, e la nettezza di quel suono era diventata rara. Lei era la stazione e lui il treno che arriva in velocità in un pomeriggio di primavera quasi inaspettato, si ferma, riposa e riparte; chissà quando sarebbe ritornato. Se lo avrebbe fatto. Lei rimane lì immobile a guardarlo andare via, speranzosa ed illusa, come solo una donna                                                                   forse innamorata, può essere.

Vissero di piacere, di brividi caldi che vibravano nei filamenti dei loro muscoli e nelle corde delle loro anime, di baci veloci, di mani sudate che cercano. Vissero d’istanti, di secondi lunghi come anni, di parole sospirate e respirate. Se ne andavano verso casa abbracciati, tra le vetrine che riflettevano le luci pallide dei lampioni accesi all’imbrunire e la gente che camminava veloce sui marciapiedi. E lei divenne d’un tratto consapevole che il mondo esiste, che è bello, anche se la sua mente non era del tutto sgombra per apprezzare a pieno la bellezza che la circonda. Finalmente riusciva a percepirla anche lei. A lei bastava stringersi alle sue ossa per sentirsi in pace, per sentirsi a casa, per sentirsi viva. Ricordi da dimenticare. Momenti ordinari per gente casuale. Amore che dalla paura di perdersi aveva avuto, in una sola notte, la certezza di aversi, e quando viene il giorno tutto torna a disconoscersi. Si erano mischiati l’anima, storia da dimenticare. Erano stati cielo e mare, storia sconclusionata. Si sarebbero mancati per il resto della vita, storia vestita di nero. Si sarebbero cercati sempre, sperando di non trovarsi mai. Non si sarebbero cercati mai, sperando di trovarsi sempre. Storia insabbiata.

Come in una rete furono corde tese che si intrecciano e si incrociano, si incontrano e si scontrano in ogni punto, così fu quell’amore dal mancato finale; così splendido e puro, così forte da poter sfidare la morte e così avido da poterli, ancora una volta, ingannare. Storia da non raccontare.

Desdemona

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"Oh, guardatevi dalla gelosia, mio signore. È un mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si nutre. Beato vive quel cornuto il quale, conscio della sua sorte, non ama la donna che lo tradisce: ma oh, come conta i minuti della sua dannazione chi ama e sospetta; sospetta e si strugge d'amore!"-Shakespeare,Otello,atto III,scena III Desdemona, dal greco "destino avverso" Venne uccisa da Otello a causa di un impeto di gelosia inesistente.

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